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Paragrafo 3 . Assolutismo ed espansionismo sotto lo zar Nicola primo.

     
Durante  tutto  il  corso  della  prima  met  dell'Ottocento,  mentre
l'Europa occidentale era attraversata da profondi mutamenti a  livello
politico,  economico  e  sociale, gli  equilibri  restarono  pressoch
immutati in Russia, dove il regime zarista dirigeva con mano salda  un
paese dai tratti ancora feudali.
     Lo  zar  Nicola  primo (1825-1855) si distinse  per  la  tendenza
all'assolutismo  in politica interna e all'espansionismo  in  politica
estera.
     Il  consolidamento dell'assolutismo fu attuato attraverso la dura
repressione  di  qualunque  forma  di  opposizione,  con  il  sostegno
dell'aristocrazia.  Questa  era  in  gran  parte  formata  da   grandi
proprietari   terrieri,   che  tenevano  in   condizioni   di   totale
sottomissione le masse contadine.
     Il  programma  espansionistico dello zar era vasto ed  ambizioso,
in  quanto  mirava all'annessione di estesi territori nel Caucaso,  in
Asia  centrale  e  verso il Pacifico, alla supremazia  nei  Balcani  e
all'accesso al Mediterraneo.
     L'espansione   in   Asia  fu  facilitata  dalla   fragilit   dei
principati  musulmani e dall'indebolimento della Cina e del  Giappone,
esposti alla penetrazione economica occidentale.
     L'avanzata  russa  nei  Balcani e verso il  Mediterraneo  cozzava
invece  contro  il fatiscente impero turco. Nel 1853, rivendicando  il
diritto di proteggere i sudditi turchi di religione ortodossa, lo  zar
mosse  guerra  alla  Turchia, occupando i principati  danubiani  posti
sotto  la  sua  sovranit. I successi conseguiti  sulla  flotta  turca
consentirono alla Russia di porre sotto il suo controllo
     
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     tutto  il  mar  Nero,  ma  spinsero  Francia  ed  Inghilterra  ad
intervenire a fianco della Turchia. Le operazioni militari, alle quali
partecip  anche un contingente inviato dal regno di Sardegna  unitosi
alla  coalizione  franco-inglese, si  svolsero  in  gran  parte  nella
penisola  di  Crimea  (vedi  capitolo  Ventuno,  paragrafo  3)  e   si
conclusero  con  la  sconfitta della Russia.  Quest'ultima  fu  quindi
costretta  ad  accettare  condizioni di pace particolarmente  onerose:
oltre   a  rinunciare  ai  principati  danubiani  ed  alla  protezione
esclusiva  sui  sudditi  cristiano-ortodossi dell'impero  turco,  essa
dovette infatti accettare la libera circolazione delle navi mercantili
nel  Danubio,  la smilitarizzazione del mar Nero e la  chiusura  degli
Stretti alle navi da guerra di tutti i paesi.
     La   sconfitta   subita  nella  guerra  di  Crimea   provoc   un
aggravamento delle tensioni sociali interne all'impero zarista,  delle
quali erano protagonisti le masse contadine e gli intellettuali.
     I  contadini  costituivano la maggioranza della  popolazione:  47
milioni  su un totale di 77; vivevano in condizioni di estrema miseria
e di sottomissione, che li spingevano a frequenti sommosse.
     I  soggetti  politicamente  pi attivi erano  gli  intellettuali,
come  testimonia  la grande produzione letteraria di quegli  anni,  in
particolare  quella di Fdor Dostoevskij (1821-1881) e di Lev  Tolstoj
(1828-1910). Gli intellettuali cosiddetti "occidentalisti" rifacendosi
ai  modelli  politici  e culturali degli stati europei  pi  avanzati,
esaltavano  il liberalismo e la democrazia, auspicandone la diffusione
anche all'interno della societ russa. Ad essi si contrapponevano  gli
"slavofili",  i  quali,  pur essendo favorevoli  ad  un  rinnovamento,
sostenevano  la  validit dei valori tipici delle  popolazioni  slave,
come la semplicit, la religiosit e lo spirito di solidariet, contro
il razionalismo e l'utilitarismo della societ occidentale.
